Riflessioni di Viaggio


"Ho visto nascere e crescere la missione di Mulagi e prima di partire credevo di sapere tutto dell’Africa, dell’Uganda.
Credevo di avere visto già tutto nelle foto di chi mi aveva preceduto.
Quando sono andata la prima volta in Uganda sono partita piena di buone intenzioni e con l’ idea che avrei fatto centinaia di foto per testimoniare a tutti quanto avevo visto…
..E invece al primo impatto in un villaggio..
La realtà ha superato l’immaginazione, mi è mancato il fiato, ci ho messo tre giorni per fare la prima fotografia, ero paralizzata di fronte a tanta povertà, miseria e dignità al tempo stesso.
Si vedono lungo le strade mani di bambini che salutano.. vivono nella melma, in capanne precarie.
Si vede gente rassegnata a malattie gravi come l’aids e la malaria e che comunque ha la forza di sorriderti.
Si vedono bambini che giocano su cumuli di immondizia, su cataste di scheletri di pesce messi ad essiccare perché dicevano che… era buono per farci il brodo.
Ho visto una donna che scavava a testa in giù su un cumulo di spazzatura mentre il suo bambino..seminudo…acchiappava al volo quello che lei scartava e gli lanciava…Non ho avuto il coraggio di fotografarla…mi sembrava di privarla della sua dignità..perchè è questo che ti colpisce..la loro dignità.
Sarà anche un posto “senza acqua”…ma quando stai in mezzo a quella gente si fa un vero e proprio bagno di umanità…
Stai con loro, li abbracci, gli stringi la mano, ..sono incredibilmente ospitali e sorridenti…pur essendo gente che ha come scopo immediato quello di sopravvivere.
Di fronte a tutto questo vorresti strapparti tutto quello che hai addosso, per fare qualcosa per loro...
L’anno scorso i miei amici mi prendevano in giro perché io in un villaggio che non aveva acqua…dissi che volevo vendermi l’orologio di mio marito per far scavare un pozzo…!!!
Inizialmente, in effetti, sei disorientata, riesce difficile capire ciò che è meglio fare. Si danno le caramelle, i biscotti, ma dopo un po’ realizzi che non è quello il modo di aiutarli davvero.
Ed ecco che..lo scopo dell’esperienza in Uganda...ha subito trovato un senso pratico, diretto…
Quello di testimoniare..qual è la realtà di gente che ha avuto la sfortuna di nascere al posto sbagliato.
Sembrerà banale…ma la prima cosa che afferri..è quanto noi siamo fortunati.
Quanti di noi farebbero km a piedi con una tanica sulla testa per portare ogni sera l’acqua nella propria capanna?
Quanti di noi riuscirebbero a vivere senza bere giorni e giorni…senza mangiare?
E così vivono quasi tutti in Uganda, adulti e bambini.
Quindi, dopo qualche giorno di smarrimento, vedendo da vicino a Mulagi, la missione, l’ambulatorio, la scuola di formazione, la gente che gravita intorno alla missione, mi sono resa conto che quello che le suore hanno creato nella giungla è un vero miracolo!
Quest’anno a luglio sono tornata lì con il mio socio Antonio Mallardo e con altri amici e abbiamo inaugurato 6 pozzi nuovi in sei differenti villaggi grazie a una lunga raccolta di fondi. Siamo tornati lì a distanza di un anno, in mezzo a quella gente a cui avevamo promesso aiuto e abbiamo visto concretamente realizzati i sacrifici nostri e di tutti quelli che ci aiutano.
L’accoglienza dei villaggi è incredibile. In ogni villaggio c’è l’incontro con le autorità, gli studenti, la gente e tutto avviene all’ombra di un albero di mango. L’accoglienza è calda, commovente, fatta non solo di discorsi ma anche di musica, di danze, per avere ricevuto un bene così importante...
Una donna si avvicinò e disse che finalmente i suoi figli potevano andare a scuola invece che andare a prendere l’acqua ai pozzi distanti decine di km.
E’stato bellissimo vedere la loro organizzazione affinché il pozzo fosse gestito correttamente… la gente si autotassa per garantire la manutenzione del pozzo.
Una delle cose che più mi ha colpito è stato ricevere in dono un vitello; la gente si priva di quanto di più prezioso ha, pur sapendo che non hanno di che mangiare...e così capisci quanto grande è il dono dell’acqua.
Insomma, andare in Uganda mi ha fatto sentire ancora una volta e con più forza che quello che noi facciamo è un modo vero di aiutarli: non semplice carità, non elemosina fine a se stessa…non regalare una banconota e liberarsi la coscienza, …ma creare una cultura diversa della vita … stendere le basi per renderli autonomi…dare opportunità di lavoro…offrir loro una qualità di vita migliore…
E' un impegno senza dubbio più pesante, un po’ più diretto e personale, si tratta di raccogliere, organizzare, distribuire portare i fondi sul posto e controllare come vengono spesi, ma vedendo i risultati capisci quanto ne valga la pena.

Ed ora… reduce ancora una volta dall'Uganda, ancor più approvo, apprezzo, condivido e voglio aiutare quella suora assolutamente eccezionale che è Suor Giuseppina, che a 50 anni programma i prossimi 20-30 anni per costruire scuole, ambulatori, pozzi.
..Aiutare lei e tutti quelli che come lei hanno ancora… il sogno di aiutare gli altri e lo vivono fino in fondo."
Titti Angarano